Piante velenose e mortali

Aconito (Aconitum Napellus) è una pianta molto comune anche in Europa. Una volta era utilizzata come sedativo, antinevralgico e antigottoso. Lo sciroppo come antitussivo. Tutta la pianta è però ricca di un alcaloide, l’aconitina, estremamente tossica anche in dosi inferiori a 6mg.. Paralizza le terminazioni nervose, rallenta il centro respiratorio e il battito cardiaco. Mortale se non si interviene rapidamente con lavanda gastrica e induzione del vomito. L’uso in omeopatia non è pericoloso causa le numerose diluizioni. Si utilizza nelle febbri a insorgenza rapida e improvvisa, negli attacchi di panico e di ansia.

Belladonna (Atropa Belladonna) è una pianta le cui foglie sono ricche di alcaloidi, soprattutto josciamina e scopolamina. Ha molte utilizzazioni come anticolinergico, quindi come antispastico a livello del tubo digerente. Però è anche tossica e l’ingestione delle bacche può essere fatale, soprattutto nel bambino, dove sono sufficienti 2-3 bacche per arrivare alla morte. L’uso in omeopatia, molto frequente, è del tutto innocuo causa le numerose diluizioni. Si usa nelle cefalee, emicranie, congiuntiviti, arrossamenti.

Colchico (Colchicum autumnale) contiene un alcaloide, la colchicina, che ancora oggi costituisce il principio attivo di specialità medicinali usate nella cura della gotta. La pianta è molto velenosa e non esiste antidoto. Viene spesso confusa con il croco. Ricino (Ricinus Comunis) è una pianta famosissima per l’olio. I semi sono però ricchi di una sostanza, la ricina, altamente tossica. Dose letale 500 microgrammi. Essa viene inattivata nei processi di estrazione dell’olio. Il pericolo deriva, quindi, dalla possibile ingestione dei semi ma anche per inalazione e penetrazione attraverso le mucose.

Tasso (Taxus baccata) è una pianta la cui corteccia è ricca di un’importante sostanza, il taxolo, che si è dimostrato efficace in varie forme tumorali. Però è anche una pianta estremamente pericolosa, a causa di alcuni alcaloidi contenuti nei semi (detti erroneamente bacche). L’intossicazione si evidenzia inizialmente con disturbi gastro-intestinali, seguiti da tremori, vertigini fino a arrivare al coma e al collasso cardiaco. La pianta è molto comune nei giardini e nei parchi e l’avvelenamento può avvenire per ingestione nei semi. Molto comune è l’avvelenamento anche negli animali domestici.

Veratro (Veratrum Album) ha un rizoma è ricco di pericolosi alcaloidi. Usata in passato nell’ipertensione, oggi in disuso causa la sua estrema tossicità. In passato molti avvelenamenti derivavano dal fatto che può essere facilmente confuso (da raccoglitori poco esperti) con la genziana nella preparazione di vini e liquori.

Autore dell'articolo: Duccio Magnelli

Farmacista, Autore di libri, musicista, giornalista

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