Omeopatia in Italia: cambiamenti in vista

Il 30 giugno 2017 potrebbe essere un giorno cruciale per l’omeopatia italiana. Entro quel giorno le aziende che producono rimedi omeopatici dovranno aver presentato al Ministero della Salute i dossier relativi a tutti i loro prodotti (circa 13000 in Italia) in vista dell’ottenimento dell’AIC (autorizzazione immissione in commercio) entro la fine del 2018. Tutto questo per allinearsi alle direttive europee. Omeoimprese, associazione che raccoglie le aziende che producono omeopatia in Italia, chiede al Ministero la proroga di un anno, causa le difficoltà di stesura dei dossier.

Secondo gli industriali, molte ditte rischiano il ridimensionamento o addirittura la chiusura, anche per il costo dei dossier che varia dagli 800 ai 1200 euro ciascuno a seconda della complessità del prodotto. Il Ministero ha negato la proroga, asserendo di aver già concesso il tempo necessario e di aver messo a disposizione delle aziende un questionario per rendere più semplice la stesura della documentazione.

L’unica cosa certa, comunque, è che dal 2019 ci saranno meno prodotti omeopatici in Italia. Difficile quantificare, infatti, quanti di quelli attualmente in commercio otterranno l’AIC. Naturalmente, questa vicenda rinfocolerà la polemica fra i pro e i contro l’omeopatia. C’è anche chi però afferma che questa situazione potrebbe far bene al mercato, lasciando in vita solo le ditte importanti, quelle che fanno omeopatia seriamente. Comunque, in Italia circa 8 milioni di persone si curano, anche se non regolarmente, con l’omeopatia che è prescritta da circa 20000 medici. I pediatri, soprattutto, fanno grande uso dei rimedi omeopatici, alternandoli spesso ai farmaci allopatici. L’Italia è il terzo mercato europeo, dopo Francia e Germania. Numeri importanti, che potrebbero, in tempi brevi, però bruscamente ridimensionarsi.

Duccio Magnelli

Autore dell'articolo: Duccio Magnelli

Farmacista, Autore di libri, musicista, giornalista

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