Cibo dal futuro: cosa mangeremo nel prossimo decennio

L’impatto che il nostro sistema produttivo ha sull’ambiente è ormai tangibile con mano. L’allevamento intensivo è responsabile del 18% delle emissioni globali di gas serra con conseguente cambiamento del clima a livello mondiale, innalzamento delle temperature anche di un paio di gradi rispetto alle temperature stagionali di qualche anno fa, scioglimento della calotta polare artica ed aumento di eventi metereologici estremi come la formazione di tifoni o uragani in numero e frequenza maggiori rispetto al decennio scorso.

L’allevamento intensivo è una conseguenza dell’aumento del consumo di prodotti animali. Nei paesi industrializzati mediamente si consumano 224 grammi di carne pro capite al giorno, circa 80 kg l’anno a persona.

Il notevole incremento del consumo di carne e di altri cibi di origine animale ha causato naturalmente un aumento del numero di animali allevati: secondo le statistiche della FAO del 2007, in tutto il mondo ogni anno vengono uccisi, per fini alimentari, circa 56 miliardi di animali, esclusi pesci e altri animali marini.

Il continuo aumento di richiesta ha portato ormai al passaggio da allevamenti di tipo rurale a quelli intensivi, responsabili ad esempio, di una sovrabbondante produzione di deiezioni animali dovuta all’elevato numero di animali concentrato in uno spazio ridotto. Il territorio circostante lo stabilimento non è più in grado di assorbire efficacemente l’enorme quantità delle deiezioni prodotte, cariche di contaminanti ambientali che finiscono per depositarsi nella acque di superficie e nelle falde acquifere, con gravi effetti per l’ecosistema, la vita animale e vegetale e la salute umana. Si stima che un unico manzo produca in un solo giorno oltre 20 kg di sterco, perciò un allevamento medio, con 10000 capi, può produrre fino a un totale di 200 tonnellate di sterco al giorno. Senza considerare le quantità di cibo ed acqua utilizzate per il sostentamento degli animali: il 33% delle terre arabili del pianeta è usato a tale scopo. Per lo più le terre vengono usate per il pascolo degli animali; il che comporta anche la necessità di creare “nuovi” pascoli ove questi non siano già presenti (l’Amazzonia purtroppo è una delle zone più sfruttata per questo scopo, comportando una perdita annuale del 5% del polmone verde più esteso del nostro pianeta).

Cosa si è pensato di fare per ridurre tutto ciò? Produrre carne in laboratorio senza che sia necessario uccidere animali o deforestare ettari di foresta per il loro sostentamento. È questo l’obiettivo della startup Memphis Meats.

Sono sufficienti poche cellule animali per coltivare il pezzo di carne desiderato da portare sulle nostre tavole. Si tratta di una vera e propria rivoluzione alimentare, non si tratterà solo della creazione della nuova tipologia di carne, ma anche di un enorme lavoro sulla popolazione per far accettare questo nuovo alimento. La società produttrice promette piatti esteticamente uguali a quelli a cui siamo abituati, ma non promette nulla riguardo il gusto.

Il lancio sul mercato è previsto per il 2020. Prepariamoci al 7° sapore: dopo il dolce, l’amaro, il salato, l’aspro, il grasso e l’umami, arriverà il gusto “hitech”.

Dott.ssa Carolina Margheri

 

 

Fonti:

– Anthony J McMichael, John W Powles, Colin D Butler, Ricardo Uauy, Food, livestock production, energy, climate change, and healthThe Lancet, September 13, 2007.

–  GLiPHA statistiche del 2007

– Foley, J. A., DeFries, R., Asner, G. P., Barford, C., Bonan, G., Carpenter, S. R., … Snyder, P. K. (2005). Global consequences of land use. Science,309(5734), 570-574. pdf

– Mongabay.com, Amazon Destruction: Why is the rainforest being destroyed in Brazil?

Autore dell'articolo: Carolina Margheri

Biologa Nutrizionista Farmacista - Master di 2° livello in 'Nutrizione e Dietetica'. Per contattare la Dr.ssa, inviare una mail a: redazione@nutrizionesalute.info

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